BRUXELLES, Belgio—Mentre la Commissione Europea valuta la sua risposta definitiva all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Fur Free Europe”, The Lancet Regional Health – Europe ha pubblicato un commento firmato da autorevoli esperti e accademici nel campo delle malattie zoonotiche, che mette in guardia sul fatto che l’allevamento di animali per la produzione di pellicce rappresenta una minaccia prevenibile per la salute pubblica. Gli autori e le autrici dell’articolo sostengono che, se la Commissione intende prendere sul serio l’approccio “One Health” – il principio secondo cui la salute delle persone, la salute degli animali e quella dell’ambiente sono interconnesse – deve proporre di vietare definitivamente l’allevamento per la produzione di pellicce, anziché limitarsi a introdurre degli standard in materia di benessere animale.
L’autrice principale, la dottoressa Joanna Swabe, Direttrice delle Relazioni Istituzionali di Humane World for Animals Europe, dichiara: “L’allevamento di animali per la produzione di pelliccia è una minaccia insensata e del tutto prevenibile per la salute pubblica. L’UE non può affermare di promuovere l’approccio ‘One Health’ consentendo al contempo a un’industria in declino di continuare ad allevare crudelmente specie selvatiche, come visoni, volpi e cani procione, in condizioni intensive nelle quali virus pericolosi possono diffondersi, adattarsi e potenzialmente trasmettersi all’essere umano. L’introduzione di controlli e standard di benessere animale non elimineranno questo rischio. La Commissione deve agire con fermezza e vietare l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia”.
Il dottor Neil Vora, Direttore della coalizione Preventing Pandemics at the Source, aggiunge: “Tenere in gabbia specie selvatiche, come i visoni, è pericoloso per la nostra salute. In queste condizioni terribili, questi animali sono come spugne per i virus: possono contrarre virus respiratori da noi, incubarli e poi trasmetterceli nuovamente in una forma mutata. Non ha senso prelevare specie selvatiche e confinarle per tutta la vita in piccole gabbie, per poi ucciderle in camere a gas o tramite elettrocuzione, allo scopo di produrre pellicce destinate alla moda. Al di là della crudeltà nei confronti degli animali, il rischio per la nostra salute è troppo elevato. È da tempo che questa industria dovrebbe essere progressivamente eliminata. L’UE dovrebbe vietare l’allevamento di animali per la produzione di pellicce, come desiderano molti dei suoi cittadini e delle sue cittadine, e mostrare al mondo come si concretizza una vera prevenzione”.
Martina Pluda, Direttrice di Humane World for Animals Italia, conclude: “L’articolo pubblicato su The Lancet è l’ennesima conferma dei rischi sanitari legati all’allevamento di animali per la produzione di pellicce. Lo dimostrano anche le migliaia di visoni che sono stati abbattuti per motivi sanitari dopo essere rimasti confinati negli allevamenti italiani, nonostante la chiusura delle strutture nel 2022. Chiediamo al Governo italiano di adottare finalmente il decreto attuativo che consentirebbe l’eventuale trasferimento degli animali ancora rinchiusi in strutture maggiormente compatibili con il loro benessere e la loro etologia, e di schierarsi a favore di un divieto di allevamento per la produzione di pellicce a livello europeo, ponendo finalmente fine a una pratica crudele e pericolosa per la nostra salute e quella del Pianeta”.
La Commissione Europea avrebbe dovuto rispondere all’ICE “Fur Free Europe – Basta pellicce in Europa” entro la fine di marzo 2026, ma la decisione è stata rinviata a causa di un apparente disaccordo all’interno del Collegio dei Commissari (l’organo che costituisce la leadership esecutiva dell’UE) sulla scelta tra il divieto dell’allevamento di animali da pelliccia e l’introduzione di standard in materia di benessere animale. Un documento trapelato alla stampa a marzo lasciava intendere che la Commissione fosse orientata verso la seconda opzione, nonostante il parere inequivocabile dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), agenzia scientifica indipendente dell’UE, secondo cui le problematiche relative al benessere di visoni, volpi, cani procione e cincillà non possono essere prevenute né mitigate efficacemente nei sistemi di allevamento in gabbia utilizzati per la produzione di pellicce.
L’articolo pubblicato su The Lancet sostiene che l’impegno dell’UE nei confronti dell’approccio “One Health” è compromesso dalla sua esitazione a vietare l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia, nonostante il rischio di trasmissione di malattie zoonotiche e il forte sostegno dell’opinione pubblica nei confronti di un divieto. L’articolo evidenzia come gli allevamenti destinati alla produzione di pelliccia creino condizioni ideali per la diffusione e l’adattamento di agenti patogeni quali SARS-CoV-2 e H5N1, con precedenti focolai nei Paesi Bassi, in Danimarca, Finlandia e Spagna che dimostrano la portata del rischio. Gli autori e le autrici sottolineano inoltre che l’industria della pelliccia è in forte declino a livello economico, comporta costi elevati per la salute pubblica e l’ambiente e non è in grado di risolvere i problemi legati al benessere animale o ai rischi sanitari attraverso l’introduzione di standard minimi. Gli esperti concludono che il divieto dell’allevamento di animali da pelliccia nell’UE costituirebbe una misura concreta e preventiva in linea con l’approccio “One Health”, oltre a rappresentare un chiaro esempio di prevenzione delle pandemie alla fonte.
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Note:
- Il commento pubblicato su The Lancet, dal titolo “If the EU is serious about One Health, it must ban fur farming” (“Se l’UE prende sul serio l’approccio ‘One Health’, deve vietare l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia”), è stato scritto da Dr. Joanna Swabe (Humane World for Animals), Prof. Dr. Chris Walzer (University of Veterinary Medicine, Vienna/WCS), Dr. Benjamin Roche (MIVEGEC, Université Montpellier/Universidad Nacional Autónoma de México – UNAM), Prof. Dr. Arnaud Fontanet (Institut Pasteur, Université Paris-Cité), Prof. Dr. Thijs Kuiken (Erasmus University Medical Centre, Rotterdam), Dr. Manon Lounnas (MIVEGEC, Université Montpellier), Prof. Dr. Andrea S. Winkler (Technical University of Munich, Germany/University of Oslo), Prof. Dr. Sarah Cleaveland (University of Glasgow), Prof. Dr. Dirk U. Pfeiffer (Royal Veterinary College, London/City University of Hong Kong), Prof. Dr. Latiffah Hassan (University of Missouri), Prof. Dr. Raina K. Plowright (College of Veterinary Medicine, Cornell University) e Dr. Neil M. Vora (Preventing Pandemics at the Source Coalition).
- L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato nel 2025 il proprio parere scientifico sul benessere di visoni americani, volpi rosse e volpi artiche, cani procione e cincillà allevati per la produzione di pellicce.
- In Italia, l’allevamento e l’uccisione di animali per la produzione di pellicce sono vietati da ormai quattro anni, grazie a un emendamento alla Legge di bilancio 2022, approvato al termine di una lunga battaglia portata avanti da Humane World for Animals Italia e da altre organizzazioni animaliste.
- La normativa prevedeva la completa dismissione degli allevamenti entro il 30 giugno 2022, nonché lo stanziamento di 3 milioni di euro annui per il 2022 e il 2023 a titolo di indennizzo, da erogare secondo i criteri definiti da un apposito decreto attuativo, che doveva anche regolare l’eventuale cessione degli animali e la loro detenzione presso strutture autorizzate.
- Il successivo 30 dicembre 2022, il Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha emanato tale decreto attuativo.
- Ad aprile 2024, il Ministro ha approvato un ulteriore decreto, di approvazione della graduatoria e impegno in favore dei titolari degli allevamenti di visoni beneficiari degli indennizzi economici.
- Il decreto interministeriale del 30 dicembre 2022, però, prevedeva anche l’emanazione, entro 60 giorni, di un ulteriore decreto interministeriale che stabilisse i requisiti strutturali e gestionali che le associazioni animaliste riconosciute avrebbero dovuto garantire per essere ritenute idonee alla ricezione degli animali.
- A causa della mancata emanazione di detto, secondo decreto attuativo, gli animali hanno continuato a essere detenuti negli allevamenti, nelle medesime condizioni. Humane World for Animals ha sostenuto la presentazione di diverse interrogazioni parlamentari per chiedere chiarimenti e sollecitare il completamento del processo di dismissione degli allevamenti, senza però ottenere risposta dai Ministeri competenti.